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	<title>Quotidiano Piemontese - Mamme Revolution</title>
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		<title>A Torino un progetto sulla sessualità e affettività di adolescenti con difficoltà neuro motorie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Farina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Apr 2018 08:13:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mamme Revolution]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[sessualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;associazione Interludio Blu sta portando avanti un interessante progetto sulla sessualità e affettività di adolescenti con difficoltà neuro motorie dedicato ai ragazzi e alle loro famiglie. Il progetto De-sideris è una proposta educativa, un dialogo attorno alla sessualità umana in senso universale, che sa cogliere la sfida della diversità proponendo strumenti specifici e dunque fruibili, &#8230; <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution/a-torino-un-progetto-sulla-sessualita-e-affettivita-di-adolescenti-con-difficolta-neuro-motorie/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "A Torino un progetto sulla sessualità e affettività di adolescenti con difficoltà neuro motorie"</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;associazione <a href="http://interludioblu.it/">Interludio Blu</a> sta portando avanti un interessante progetto sulla sessualità e affettività di adolescenti con difficoltà neuro motorie dedicato ai ragazzi e alle loro famiglie.<span id="more-270"></span></p>
<blockquote><p>Il progetto De-sideris è una proposta educativa, un dialogo attorno alla sessualità umana in senso universale, che sa cogliere la sfida della diversità proponendo strumenti specifici e dunque fruibili, dai destinatari e dagli adulti in relazione con loro. L&#8217;obiettivo cardine dell&#8217;intervento è fornire supporto per un sereno sviluppo delle autonomie dei soggetti coinvolti, promuovendo e potenziando risorse e competenze inespresse e limitando, laddove presenti i comportamenti disadattivi. La metodologia poggia su un modello narrativo interattivo, basato su una relazione educativa biunivoca, asimmetrica, significativa ed emozionante dove l&#8217;incontro si fa promotore di una ricerca della verità fondata sulla libertà e sulla “possibilità per allievo e maestro di essere e divenire se stessi, sul riconoscimento dell&#8217;altro nel suo valore ontologico, sull&#8217;amore.” (Veglia, 2004). Il progetto si articola a partire da un lavoro a contatto con le figure di riferimento dei ragazzi, i genitori, coinvolti in un percorso in cui si educherà a educare alla sessualità. L&#8217;ottica nella quale ci stiamo muovendo mette l&#8217;accento sull&#8217;importanza di parlare di sessualità umana, senza inutili differenziazioni teoriche.</p></blockquote>
<p>De-sideris è pensato per ragazzi e ragazze di età compresa fra i 14 ai 16 anni con disabilità del neurosviluppo di entità medio lieve con associato ritardo cognitivo di grado lieve, le loro famiglie e gli educatori ed affidatari di rifermento.</p>
<p>Dopo una fase di incontro con genitori ed educatori, sono ora in corso gli incontri con i ragazzi alla Cascina Roccafranca. Quindici incontri i tutto, tutti i venerdì dalle 19 alle 21. A giugno poi ci sarà un incontro conclusivo per restituire ai genitori i risultati dell&#8217;intera esperienza. A condurre gli incontri sono la dottoressa Silvia Mascolo ed il dottor Guido Leonti, che possono essere contattati per ulteriori informazioni alle mail silvia.madcolo@hotmail.com e guido.leonti@mail.com</p>
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		<title>La prima uscita senza i figli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[luciafalbo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jan 2018 09:53:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mamme Revolution]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[mamme]]></category>
		<category><![CDATA[uscire senza i figli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ve la ricordate voi la prima uscita senza i figli? Non sto parlando necessariamente di gite fuori porta o cene al ristorante, ma proprio della prima volta in cui lo avete lasciato, magari per andare a far la spesa o a pagare qualche bolletta. Io ricordo un misto di sensazioni contrastanti. Ero euforica come un’adolescente &#8230; <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution/la-prima-uscita-senza-i-figli/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "La prima uscita senza i figli"</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ve la ricordate voi la prima uscita senza i figli? Non sto parlando necessariamente di gite fuori porta o cene al ristorante, ma proprio della prima volta in cui lo avete lasciato, magari per andare a far la spesa o a pagare qualche bolletta.<span id="more-266"></span> Io ricordo un misto di sensazioni contrastanti. Ero euforica come un’adolescente autorizzata dai genitori a fare la prima uscita da sola, eccitata ma allo stesso tempo preoccupata e con un pizzico di senso di colpa. Dopo i primi mesi passati completamente in simbiosi (allattavo e il pupo non gradiva biberon quindi dove andavo io veniva necessariamente lui) ero sola, all’aria aperta, libera, leggera. Non avevo dovuto fare i soliti bagagli prima di uscire (avete presente la borsa per il cambio, sempre attrezzata per affrontare ogni avversità della vita, fra cacche, rigurgiti, golfino di riserva e salviette salvavita?). Non avevo fatto sollevamento pesi per scendere le scale con pargolo e passeggino da ottomila chili. Avevo solo chiuso la porta dietro di me, fatto le scale e conquistato l’uscita, così, semplicemente. E camminavo veloce, senza indugi. Poi ovviamente ho guardato duecento volte il cellulare temendo che i nonni mi cercassero per qualche emergenza, ma quanto me la sono goduta?!</p>
<p>Di uscite in solitaria in tre anni ce ne sono state poi molte altre, ma ogni volta un piccolo angolino del mio cervello continua a pensare a mio figlio. Per esempio, vi capita mai la sensazione di aver lasciato qualcosa a casa? A me da quando sono mamma continuamente. Eppure, dopo rapido controllo, gli occhiali sul naso li ho, il pigiama l’ho tolto e non sono uscita in ciabatte. E dunque? E dunque la verità è che mi manca il pezzo principale, quello che mi tiene la mano e che cattura tutta la mia attenzione. Quando esco senza figlio la prima cosa che mi salta all’occhio è che tre quarti di ciò che ho in borsa diventa improvvisamente superfluo. Potrei addirittura uscire senza borsa, tenendo in tasca telefono, chiavi di casa e qualche soldo. Quindi, via il cambio completo, via la bottiglietta d’acqua, via i biscotti per tamponare gli attacchi di fame, via le salviette, via le quattro macchinine da intrattenimento per le situazioni critiche, via sciarpa e cappello per gli improvvisi cali di temperatura. Scopro così che una borsa semivuota può pesare pochi etti.</p>
<p>Una volta in strada le scoperte si moltiplicano. Innanzitutto puoi camminare in posizione eretta guardando avanti, senza stare inclinata di lato, occhi verso il basso, rivolta al pupo di 90 cm, cosa che ti costringe solitamente a tenere lo sguardo fisso verso l’asfalto. Conosci a memoria ogni buca e ogni cacca di cane del quartiere, mentre non sai nulla di ciò che succede al di sopra del metro e mezzo di altezza. Uscendo da sola scopri anche che esistono dei negozi, ti accorgi magari che ha chiuso il centro estetico e al suo posto ha aperto un negozio di ortopedia, te lo appunti mentalmente per quando ti servirà un busto ortopedico, viste le assurde posizioni notturne a cui ti costringe di notte il pargolo.</p>
<p>Quando esci da sola puoi arrivare dal punto A al punto B senza tappe intermedie, senza doverti fermare e fare opera di convincimento perché il piccolo ostruzionista ha deciso che proprio lì in quel punto si vuole fermare a guardare le foglie secche, senza fare il giro del globo pur di non passare davanti alla gelateria, anzi ci passi davanti apposta e magari ti spari anche un peccaminosissimo cono anche se è quasi ora di cena e ti rovini l’appetito. Quando esci da sola se proprio non c’è nessuno all’orizzonte puoi attraversare di corsa con il giallo, mentre con figlio al seguito, nonostante ci sia un’unica stradina in cui transita in media un’auto ogni tre quarti d’ora devi esser rigorosamente ligia e aspettare il verde, che l’unica volta che il nonno si è azzardato a non farlo il piccolo cittadino modello lo ha cazziato dal semaforo fino alla porta di casa e oltre.</p>
<p>Quando esci da sola improvvisamente diventi invisibile e la cosa ti piace assai. Nessuna vecchietta ti ferma per guardare il bimbo nel passeggino e tentare di dargli baci e pizzicotti sulle guance, nessun vicino di casa inizia a far boccacce nella tua direzione pensando di esser divertente, quando invece puntualmente alla sua vista tuo figlio attacca a piangere, sei solo un’anonima donna in pace con l‘universo.<br />
Questo articolo è tratto dalla pagina Facebook “<a href="https://www.facebook.com/lafilosofiadiLucy/">La filosofia di Lucy</a>”.</p>
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		<title>E poi sarà amore, il racconto di un papà in attesa, un libro di Stefano di Polito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2017 08:34:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mamme Revolution]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E poi sarà amore è il diario di un papà in attesa, un racconto intimo e ispirato per riscoprire la figura del padre a partire dal confronto immaginario con un figlio che sta per arrivare. Il libro è scritto da Stefano Di Polito  autore di progetti sociali e regista cinematografico. Ventisette lettere scritte durante la gravidanza &#8230; <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution/e-poi-sara-amore-il-racconto-di-un-papa-in-attesa-un-libro-di-stefano-di-polito/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "E poi sarà amore, il racconto di un papà in attesa, un libro di Stefano di Polito"</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E poi sarà amore è il diario di un papà in attesa, un racconto intimo e ispirato per riscoprire la figura del padre a partire dal confronto immaginario con un figlio che sta per arrivare. Il libro è scritto da Stefano Di Polito  autore di progetti sociali e regista cinematografico.<span id="more-260"></span></p>
<p>Ventisette lettere scritte durante la gravidanza per esplorare le emozioni della nascita dando voce ai sentimenti inediti di un uomo: dalla paura per le visite ginecologiche, ai movimenti uterini percepiti anche dentro di sé; dall’adorazione per il corpo in trasformazione della compagna, alla ferma condanna per le leggi italiane sulla paternità; dalla spiegazione favolistica delle regole del mondo, all’esilio a Tenerife per vivere a pieno i primi mesi da padre.</p>
<p>Una lunga corrispondenza amorosa attraverso il punto di vista maschile, destinata agli altri papà e alle altre mamme per concedere a ciascuno il diritto di amare i propri figli e prepararsi alla nascita di una famiglia.</p>
<p>https://youtu.be/knRP406zqKI</p>
<p>Il libro sarà presentato mercoledì 13 dicembre alle ore 18 a palazzo Barolo con un reading con l&#8217;autore, Luisa Piarulli, già presidente dell’Associazione Nazionale dei Pedagogisti (ANPE) e Maria Crisetti, ostetrica ed esperta di genitorialità.</p>
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		<title>Noi mamme che non dormiamo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[luciafalbo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Nov 2017 08:22:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mamme Revolution]]></category>
		<category><![CDATA[bambini che non dormono]]></category>
		<category><![CDATA[mamme stanche]]></category>
		<category><![CDATA[sonno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Noi mamme che non dormiamo teniamo il conto: io non dormo esattamente da 3 anni, un mese e 25 giorni. Noi mamme che non dormiamo sommiamo le ore di sonno che siamo riuscite a fare: stanotte dalle 23 all’1.30, una mezz’oretta fra le 3 e le 4, poi verso le 5.30 devo essere svenuta ancora &#8230; <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution/noi-mamme-che-non-dormiamo/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Noi mamme che non dormiamo"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution/noi-mamme-che-non-dormiamo/">Noi mamme che non dormiamo</a> sembra essere il primo su <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution">Mamme Revolution</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Noi mamme che non dormiamo teniamo il conto: io non dormo esattamente da 3 anni, un mese e 25 giorni.<span id="more-257"></span><br />
Noi mamme che non dormiamo sommiamo le ore di sonno che siamo riuscite a fare: stanotte dalle 23 all’1.30, una mezz’oretta fra le 3 e le 4, poi verso le 5.30 devo essere svenuta ancora per un’ora…<br />
Noi mamme che non dormiamo abbiamo rinunciato ai correttori copri occhiaie, che per nascondere le nostre ci vorrebbe una colata di cemento.</p>
<p>Noi mamme che non dormiamo a volte perdiamo cose: ritroviamo le chiavi di casa nel frigo, le ciabatte sul balcone, le mutande che avevamo appena preso da indossare, fra i documenti da portare in ufficio.<br />
Noi mamme che non dormiamo scordiamo cose: arriviamo la mattina al lavoro e fissiamo per 5 minuti la collega che conosciamo da 10 anni senza riuscire a farci venire in mente il nome, per poi ripiegare su uno strategico “Buongiorno cara, come va?”.</p>
<p>Noi mamme che non dormiamo viviamo di caffè, alle 8 del mattino siamo già al terzo, rischiamo la gastrite ma restare sveglie è più importante.<br />
Noi mamme che non dormiamo facciamo come i cavalli, sappiamo la strada a memoria e metà delle volte ci domandiamo come siamo arrivate da casa a lavoro senza neanche essercene rese conto, inseriamo il pilota automatico.</p>
<p>Noi mamme che non dormiamo perdiamo la pazienza: all’ennesimo capriccio, alla cinquantesima volta che ci chiamano “Mamma, mammaaaaaaaaaa!!!!”, urliamo e poi ci sentiamo in colpa, fino all’urlo successivo.<br />
Noi mamme che non dormiamo meditiamo di chiedere il divorzio un giorno sì e l’altro pure, che quel bipede di genere maschile che ci ritroviamo intorno ci fa saltare i nervi e manco ci ricordiamo più di cosa ci siamo innamorate, poi però ci stupisce cullandoselo in piedi tutta una notte per farci recuperare e allora sotto sotto sappiamo di amarlo ancora.</p>
<p>Noi mamme che non dormiamo leggiamo gli articoli sul sonno dei bambini e speriamo: che si regolarizzino dopo i primi tre mesi, che inizino a dormire con lo svezzamento, che prendano orari ragionevoli dopo l’anno, che smettano con i risvegli fisiologici intorno ai 3, e a 4 siamo ancora lì a sperare nel miracolo.<br />
Noi mamme che non dormiamo odiamo le mamme che dormono: “Il tuo a due mesi dorme già tutta la notte? Che fortuna amica cara, sono felice per te!”, e intanto dentro rosichiamo, che il figlio dormiente ce lo meritavamo di più noi, altroché!</p>
<p>Noi mamme che non dormiamo le abbiamo provate tutte: niente giochi agitati dopo le 19, tv spenta, rituale della nanna sempre uguale con coccole e fiabe della buonanotte, CD con i suoni della natura, essenze calmanti nel diffusore, gocce di melatonina, preghiere di aiuto dall’alto ad ogni forma di divinità, per poi sentirci dire dall’esperto di turno che il bambino non dorme perché sente che viviamo la messa a letto come un momento carico di ansia. Vai a cagare esperto!</p>
<p>Noi mamme che non dormiamo, a quelle che ci raccontano garrule “Io mio figlio l’ho abituato fin da subito a stare tranquillo la sera e andare a dormire presto”, rispondiamo: “Che pirla sono stata, perché al mio invece ho insegnato a saltare sul letto e a ballare fino alle 5 del mattino!”.</p>
<p>Questo articolo è tratto dalla pagina Facebook &#8220;<a href="https://www.facebook.com/lafilosofiadiLucy/?fref=ts">La filosofia di Lucy</a>&#8220;</p>
<p>L'articolo <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution/noi-mamme-che-non-dormiamo/">Noi mamme che non dormiamo</a> sembra essere il primo su <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution">Mamme Revolution</a>.</p>
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		<title>Il Mammatologo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[luciafalbo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2017 10:11:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mamme Revolution]]></category>
		<category><![CDATA[crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[Mammatologo]]></category>
		<category><![CDATA[manuale per neo mamme]]></category>
		<category><![CDATA[paranoie di mamma]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa può venir fuori dall’incontro fra una psicologa, una disegnatrice, una mamma scrittrice e un papà dalle grandi intuizioni? Un progetto originale e innovativo, nato e cresciuto sotto la Mole. Parliamo del Mammatologo, il primo manuale ludico- didattico per smetterla con le paranoie di mamma! Fare la mamma è il mestiere più bello e allo &#8230; <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution/il-mammatologo/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Il Mammatologo"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution/il-mammatologo/">Il Mammatologo</a> sembra essere il primo su <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution">Mamme Revolution</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa può venir fuori dall’incontro fra una psicologa, una disegnatrice, una mamma scrittrice e un papà dalle grandi intuizioni? Un progetto originale e innovativo, nato e cresciuto sotto la Mole. Parliamo del <a href="http://ilmammatologo.com/">Mammatologo</a>, il primo manuale ludico- didattico per smetterla con le paranoie di mamma!<span id="more-250"></span><br />
Fare la mamma è il mestiere più bello e allo stesso tempo più difficile del mondo, ma ce ne accorgiamo veramente solo quando lo proviamo in prima persona. Dubbi, problemi, preoccupazioni iniziano ad angosciarci dal primo vagito e non sappiamo se sia tutto normale o se in qualche modo stiamo sbagliando qualcosa. Se solo però proviamo a confrontarci con le altre mamme, scopriamo che stanno vivendo le nostre stesse emozioni.<br />
Il Mammatologo nasce dall’esigenza di dar voce a tutte noi che non riusciamo più a fare un pasto in santa pace, ci sentiamo in colpa se lasciamo il bimbo davanti alla TV per qualche minuto in più, ci domandiamo se il rapporto con il nostro partner sarà mai più quello di una volta…</p>
<p>Ad esprimere ciò che a molte di noi passa per la testa è <a href="https://www.facebook.com/lafilosofiadiLucy/">Lucia Falbo</a>, una mamma che per prima ha vissuto questa esperienza sulla propria pelle. A darle (e darci) dei consigli è una psicologa, <a href="https://www.facebook.com/Psicologia.Storytelling/?fref=ts">Valentina Mossa</a>, che con le sue parole conforta e guida le lettrici verso una visione più serena e distesa del periodo della maternità.<br />
Per rendere tutto più leggero e spiritoso, una bravissima disegnatrice, Giorgia Gariglio, ci propone una serie di piccoli esercizi da prendere come un gioco, per staccare la spina e rilassarci qualche minuto prima di tornare alla nostra vita frenetica.</p>
<p>Ma chi c’é dietro la creazione di questa guida per neo mamme sull’orlo di una crisi di nervi? L’eclettico team di “<a href="https://www.facebook.com/mammabanana/?fref=ts">Mammabanana</a>” (che vanta un sito internet ricco di interessanti articoli dedicati alle famiglie e una pagina facebook seguita da più di 36.000 iscritti) capitanato dal suo ideatore Cyril Bernard. Dalla loro esperienza, frutto di anni di ascolto delle esigenze delle mamme, nasce un originalissimo volume che saprà rispondere con ironia alle problematiche che ogni neo genitore deve affrontare quotidianamente!<br />
Cyril ha immaginato un libro che trattasse le classiche questioni a cui ogni mamma, almeno una volta, si è approcciata: “Mi paragono alle altre mamme”, “Mio figlio non dorme e sono stanca”, “Non ho voglia di socializzare con le altre mamme”, etc.<br />
La chiave di lettura è ironica, ludica ma allo stesso tempo didattica.</p>
<p>Il manuale presenta 30 tematiche, gli “Sfoghi di mamma” che riguardano tutte quelle problematiche che ogni madre ha dovuto affrontare durante il proprio percorso: la mancanza di tempo per se stesse, le difficoltà dell’allattamento, la stanchezza, il peso delle responsabilità…</p>
<p>Ci racconta Lucia Falbo:</p>
<blockquote><p> Se dovessi sceglierne alcune, le tematiche che mi stanno più a cuore probabilmente sono “Mio figlio non dorme e sono stanca” e “Mi vergogno quando fa i capricci in pubblico”. In ogni “Sfogo di mamma” ho messo un po’ della mia esperienza personale, e questi forse sono stati due dei momenti che come mamma mi hanno messo maggiormente in difficoltà, quindi mi fa piacere che siano stati inseriti nel libro e che altre mamme come me possano leggere i preziosi consigli della nostra psicologa Valentina Mossa per superarli al meglio.</p></blockquote>
<p>L’uscita di questo manuale presenta molti elementi originali, primo fra tutti la modalità attraverso cui gli autori hanno scelto di realizzarlo, promuoverlo e stamparlo. Il libro, come sempre più spesso sta accadendo tra giovani scrittori, è un self-publishing: il team del Mammatologo non si appoggia a nessuna casa editrice. Ed ecco l’elemento innovativo, una pratica già molto diffusa negli Stati Uniti ma relativamente sconosciuta qui in Italia: per ricavare i fondi necessari a stampare il Mammatologo, gli autori hanno deciso di passare tramite una raccolta fondi su un sito dedicato, <a href="https://www.eppela.com/it/projects/12521-il-mammatologo-per-smetterla-con-le-paranoie-di-mamme">Eppela</a>, la prima piattaforma italiana di crowdfunding che permette a chiunque di proporre il proprio progetto nella speranza che la gente, cogliendone la qualità e la filosofia che lo accompagnano, decida di dare il proprio contributo. L’obiettivo che si sono posti è di raccogliere 5.000 euro. La sfida è quella di raggiungere questa cifra che consentirà loro di stampare i primi 500 esemplari del libro, e magari anche di superarla. Infatti, il 20% dei fondi raccolti oltre l’obiettivo, sarà devoluto a un’associazione per bambini che potranno scegliere le mamme sulla pagina Facebook de Il Mammatologo.</p>
<p><iframe title="IL MAMMATOLOGO | Manuale ludico/didattico per smetterla con le paranoie di mamme!" width="840" height="473" src="https://www.youtube.com/embed/dZT7X3RL1r8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Partecipando alla raccolta fondi le mamme potranno assicurarsi in anteprima una copia autografata de Il Mammatologo e, a seconda del tipo di contributo, anche alcuni simpatici gadget&#8230;</p>
<blockquote><p>“Volevo un libro per mamme “nuovo”, nella sua forma e nel suo contenuto. Un libro che si inserisse nel quotidiano delle mamme con consigli utili, sempre restando fruibili, e non pretenzioso. L’alchimia che si è creata tra la psicologa, la mamma e la disegnatrice ha permesso di ideare un prodotto di qualità, che riuscirà nel suo intento di aiutare le mamme, con la giusta dose di ironia e di psicologia, a smetterla con le loro paranoie! La raccolta fondi sarà una tappa importante per il libro: sarà il nostro market-test per vedere come reagisce il pubblico a questo nuovo libro”</p></blockquote>
<p>Commenta Cyril Bernard, Ideatore de “<a href="https://www.facebook.com/ilmammatologo/?fref=ts">Il Mammatologo</a>”</p>
<p>Riusciranno i quattro nel loro intento? Noi glielo auguriamo. Se anche voi siete rimasti colpiti da questo manuale innovativo, potete contribuire sostenendo economicamente la campagna attraverso <a href="https://www.eppela.com/it/projects/12521-il-mammatologo-per-smetterla-con-le-paranoie-di-mamme">questo link</a> e condividendo il nostro articolo il più possibile. Ci auguriamo di tornare fra un mese a raccontarvi del successo ottenuto da questa originale iniziativa.</p>
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		<title>La madre BS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[luciafalbo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Oct 2017 07:35:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mamme Revolution]]></category>
		<category><![CDATA[inserimento]]></category>
		<category><![CDATA[maestra]]></category>
		<category><![CDATA[mamma]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiuso il sipario sul primo giorno di scuola, messe da parte le foto in posa con lo zainetto nuovo, cala il silenzio sulla vita scolastica dei nostri bambini. Al massimo leggo ancora qua e là qualche mamma che si lamenta di esser finita nel girone dantesco dei gruppi whatsapp dell’asilo. Eppure superato il primo emozionante &#8230; <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution/la-madre-bs/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "La madre BS"</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Chiuso il sipario sul primo giorno di scuola, messe da parte le foto in posa con lo zainetto nuovo, cala il silenzio sulla vita scolastica dei nostri bambini. Al massimo leggo ancora qua e là qualche mamma che si lamenta di esser finita nel girone dantesco dei gruppi whatsapp dell’asilo.<span id="more-243"></span> Eppure superato il primo emozionante ingresso dei pargoli nel meraviglioso mondo dell’istruzione, ci sarebbero ancora tante cose da raccontare, a partire dal famigerato inserimento. Si tratta di un periodo più o meno lungo e variamente organizzato da ogni scuola per permettere ai bambini appunto di inserirsi nel contesto scolastico  in maniera graduale e serena, accompagnati almeno all’inizio da un familiare. Tutta la mia solidarietà va alle mamme che hanno dovuto affrontare crisi di pianto e disperazione dei propri figli, dover lasciare un bambino a scuola in lacrime farebbe venire il magone a chiunque.</p>
<p>Vorrei però soffermarmi su un’altra tipologia di madre che solitamente viene poco considerata, una categoria forse meno numerosa però alla quale appartengo io e che perciò mi sento di portare alla vostra attenzione: la madre BS. La madre BS è in genere una donna amorevole e attenta che cerca di dedicare il proprio tempo al figlio dispensando parole e gesti affettuosi. La madre BS, consapevole del ruolo importante dell’istruzione nella vita del proprio erede, vede l’ingresso a scuola come uno dei momenti fondamentali della vita di un individuo. La madre BS prepara allora con cura il figlio in modo che arrivi ad affrontare il primo giorno in maniera serena e gioiosa. Diverso tempo prima inizia a parlare con il pargolo della scuola, delle maestre, delle strabilianti attività che si potranno fare in classe. La madre BS acquista tutto il corredino scolastico, ricama il nome sulla sacca, sul bavaglino e sull’asciugamano. Fa scegliere al bambino la cartellina, lo zainetto e il quadernone del personaggio preferito.  La sera prima del grande giorno si perde in lunghi discorsi motivazionali volti a convincere il pupo che l’indomani si andrà in un luogo meraviglioso ed eccezionale. La madre BS la mattina del primo giorno di scuola prepara nella sua borsa scorte di fazzoletti e caramelle, nel caso servisse dover consolare l’amato cucciolo di casa. La madre e il pargolo varcano la soglia dell’aula ed è lì che si compie il misfatto, lì che da madre semplice conquista il grado di BS. Il pupo si volta senza nemmeno guardarla, la molla lì come un salame e corre ad afferrare il primo gioco disponibile.  Non la saluta, non si volta a cercarla. La madre diviene così Brutalmente Snobbata.</p>
<p>La maestra vista la scena suggerisce che il bambino forse è già pronto e non serve restare oltre: madre vada pure e torni fra un’ora. La madre BS cerca di catturare l’attenzione per un ultimo saluto ma il pupo è troppo preso, e lei viene sospinta dalle maestre verso l’uscita. Ed ecco che la madre si trova sola per la prima volta e vive il suo conflitto interiore. Da una parte è felice e orgogliosa di avere un figlio così autonomo e intraprendente, un bel sollievo non dover gestire crisi e rifiuti per la scuola. Dall’altra…</p>
<blockquote><p>&lt;&lt;Brutto disgraziato mi hai tampinato come uno stalker per i primi tre anni della tua vita. Ho dormito in piedi con te in braccio perché non potevo metterti giù che partivi a urlare come un’aquila. Ho passato giorni sul divano, tetta al vento senza potermi muovere perché stavi tranquillo solo lì attaccato a me. Ho dovuto portarti al cesso e averti come spettatore di ogni mia produzione corporea perché tu no, tre minuti fuori dalla porta senza la mamma non ci potevi stare, e ora così su due piedi mi mollì e via pedalare???&gt;&gt;.</p></blockquote>
<p>La madre BS riesce comunque a godersi l’ora d’aria senza figlio al seguito, perché una mamma il tempo libero lo brama come un assetato nel deserto brama una fonte d’acqua sorgiva, e torna sorridente  e speranzosa all’asilo. Pensa che comunque dopo i primi minuti il bimbo l’avrà cercata, o comunque sarà felice di rivederla dopo tanta separazione. Ma al suo arrivo diventa madre doppiamente BS, perché non solo il bambino non l’ha cercata, ma ora non se ne vuole nemmeno andare! Così, oltre il danno la beffa, le tocca trascinarselo via in lacrime perché a casa non ci vuol tornare.</p>
<blockquote><p>&lt;&lt;Figlio! Che ne è stato dei bei momenti insieme? Del legame magico fra me e te? Pensavo sarebbe durato almeno fino all’avvento della prima fidanzata, o per lo meno fino alle scuole elementari quando poi all’uscita avresti iniziato a vergognarti di farti dare un bacio da me. E invece, a tre anni, siamo già a questo punto! Ingrato!&gt;&gt;</p></blockquote>
<p>La madre Brutalmente Snobbata fortunatamente è dotata di normale Q.I. perciò si riprende in fretta dalla delusione, apprezza la fortuna avuta a non dover lottare con capricci e crisi del treenne e si avvia serenamente ad affrontare il percorso scolastico che, come per tutte e altre madri, sarà corredato da innumerevoli “Com’è andata oggi?”. “Bene”. “Che avete fatto?”. “Niente”. A quel punto le strade di quasi tutte le madri si unificano.  La maggior parte di noi si limiterà a vivere di indizi. La felpa che era stata riposta con cura nell’armadietto è tutta appallottolata=  gliel’avranno messa perché saranno usciti in cortile. Macchia di rosso sulla maglietta= potrebbe aver dipinto o esser stato coinvolto in una rissa fra baby gang nel cortile della scuola per il possesso dello scivolo e sono volate botte. Odor di “fresco profumo” dalle mutande= avrà fatto cacca a scuola. E via, la fantasia delle mamme vola alta e da qui alla laurea vivremo di briciole di vita dei nostri amori, ad esclusione delle poche “fortunate”  con figli logorroici, le quali diventeranno invece per tutte le altre, spacciatrici di informazioni  sugli avvenimenti scolastici.</p>
<p>Questo articolo è tratto dalla pagina Facebook <a href="https://www.facebook.com/lafilosofiadiLucy/">La filosofia di Lucy</a> di Lucia Falbo</p>
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		<title>Al parco giochi con i figli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[luciafalbo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Sep 2017 07:30:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mamme Revolution]]></category>
		<category><![CDATA[capricci]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[Parco giochi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Benvenuti alla puntata odierna di Quark. Oggi vi parleremo di una specie molto particolare: i genitori al parco. I genitori al parco si dividono in 2 grandi gruppi, che indicheremo come Gruppo A e Gruppo B. Gruppo A: i genitori di bambini ormai grandi, potete riconoscerli perché sono rilassati, possono permettersi di stare al telefono &#8230; <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution/al-parco-giochi-con-i-figli/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Al parco giochi con i figli"</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Benvenuti alla puntata odierna di Quark. Oggi vi parleremo di una specie molto particolare: i genitori al parco. I genitori al parco si dividono in 2 grandi gruppi, che indicheremo come Gruppo A e Gruppo B.<span id="more-231"></span> Gruppo A: i genitori di bambini ormai grandi, potete riconoscerli perché sono rilassati, possono permettersi di stare al telefono senza guardare continuamente i figli, non alzano mai il sedere dalla panchina se non in casi eccezionali. Gruppo B: i genitori con figli ancora piccoli, da guardare a vista perché non si facciano male. Oggi noi parleremo di questi ultimi. I genitori con figli piccoli al parco si dividono in 2 sotto gruppi, che generalmente tendono a non mischiarsi fra loro per motivi che in seguito analizzeremo. Da una parte, i genitori con figlio soprammobile: dove lo metti sta. Non si muove senza il permesso di mamma e papà. Puoi lasciarlo da solo a guardare le formichine che entrano e escono dal terreno, andare a bere una birra, tornare dopo mezz&#8217;ora e lui si sarà spostato al massimo di 10 cm. Dall&#8217;altra parte, i genitori dei bambini spericolati, quelli che rischiano la vita buttandosi sotto le altalene in movimento e tocca lanciarsi in scivolata e afferrarli un attimo prima dell&#8217;impatto, che Buffon a confronto ti fa un baffo.</p>
<p>Il bambino esagitato ha un tempo di permanenza su ogni gioco di circa 30 secondi, a volte anche meno: sale, scende, sale, scende, rimane incastrato con la scarpina e resta a testa in giù penzoloni rischiando il trauma cranico, sale, scende, si butta sotto le altalene&#8230; Tutto questo in loop per la prima mezz’ora, poi arriva il momento dello scivolo. Il bambino esagitato è alto 90 cm ma lui vuole salire su quello alto alto dei grandi. Quello piccolo su cui riuscirebbe a salire da solo mentre tu potresti sederti due minuti, lo schifa. Dopo averlo agguantato 10 volte perché tenta di salire da solo i gradini rischiando di ammazzarsi, cedi. Ma tu, madre, sei alta un metro e un tappo e non riesci a metterlo seduti in alto e ad accompagnarlo mentre scivola. Ti tocca salire con lui, e lì fai 2 drammatiche riflessioni : il tuo culo è ormai troppo grande e rischi di rimanere incastrata a metà scivolo; lo scivolo di metallo sotto il sole resta ustionante come te lo ricordavi da piccola. Superato il momento scivolo con un paio di ustioni di primo grado, tuo figlio vuole andare sull&#8217;altalena. Ma c&#8217;è la coda. Il piccolo a 2 anni il concetto di coda non lo capisce, così pianta una grana, alla fine si arrende. Ma si rompe ad aspettare così corre sui giochi a dondolo. Perdete il posto in coda. Vuole di nuovo l&#8217;altalena. Vi rimettete in coda. Vede rotolare il pallone dei bambini più grandi che giocano a calcio e lo segue. Riperdete il posto. Vi rimettete in coda. Al quarto tentativo riuscite a raggiungere la tanto agognata altalena. Tempo di permanenza: 30 secondi. Vuole scendere. Appena giù vorrebbe risalire ma ormai ha perso il posto.</p>
<p>Tu ti sei frantumata le balle e decidi che è ora di tornare a casa. E inizi a farti il segno della croce e pregare. Perché ovviamente lui a casa non ci vuol tornare. Scappa, lo insegui, lo placchi come foste a un incontro di rugby. Urla e si divincola scalciando, l&#8217;incontro di rugby si è trasformato in uno di wrestling. Mediti se dargli una testata ma hai troppi testimoni: tutto il parco ti sta guardando. Cerchi di mettere il pargolo nel passeggino ma sembra di avere fra le mani un&#8217;anguilla. La volta dopo ti fai furba e vai senza passeggino per eliminare il problema. Salvo poi doverti trascinare a piedi il figlio urlante insieme a palla, macchinine, bottiglietta d’acqua, bolle di sapone, giacche tolte perché faceva troppo caldo&#8230; così ti ritrovi carica come un venditore ambulante sulla spiaggia, con in più il duenne che fa la sceneggiata del secolo. Le mamme dei bambini soprammobile intanto fanno comunella fra di loro e ti guardano con disappunto. Te ne vai a testa bassa, trascinando il figlio recalcitrante, consapevole che mai, MAI farai amicizia con una di loro.</p>
<p>Questo articolo è tratto dalla pagina Facebook <a href="https://www.facebook.com/lafilosofiadiLucy/">La filosofia di Lucy</a> di Lucia Falbo</p>
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		<title>Il primo giorno di scuola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[luciafalbo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Sep 2017 07:30:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mamme Revolution]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[mamme]]></category>
		<category><![CDATA[primo giorno di scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da qualche giorno circola su Facebook un post che più o meno recita così : Mancano 5 giorni ai post su facebook &#8220;AUGURI CUCCIOLO MIO ORMAI SEI GRANDE, VAI PER LA TUA STRADA&#8221; Oh, è l&#8217;asilo, non lo stai mandando mica in Vietnam! Devo dire che una risata me l&#8217;ha strappata perché in fondo è &#8230; <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution/il-primo-giorno-di-scuola/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Il primo giorno di scuola"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution/il-primo-giorno-di-scuola/">Il primo giorno di scuola</a> sembra essere il primo su <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution">Mamme Revolution</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche giorno circola su Facebook un post che più o meno recita così :</p>
<blockquote><p>Mancano 5 giorni ai post su facebook &#8220;AUGURI CUCCIOLO MIO ORMAI SEI GRANDE, VAI PER LA TUA STRADA&#8221;<br />
Oh, è l&#8217;asilo, non lo stai mandando mica in Vietnam!</p></blockquote>
<p><span id="more-225"></span></p>
<p>Devo dire che una risata me l&#8217;ha strappata perché in fondo è vero, noi mamme spesso ci facciamo prendere dal sentimento, ci lasciamo andare a lacrime e cuoricini e dall&#8217;esterno possiamo sembrare esagerate. Ma anche io che di solito descrivo le mie esperienze di genitrice con un tocco di ironia e di irriverenza la tentazione di fare un post strappalacrime sul primo giorno di scuola di Simone l&#8217;ho avuta (e non è detto che alla fine non lo scriva lo stesso!!). Perché diciamocelo, siamo tutte brave a citare Madre Teresa, che i figli sono aquiloni ma non faranno il nostro volo, o Gibran con la storia che noi siamo l&#8217;arco che si tende e loro la freccia, ma per quanto razionalmente consapevoli che una volta tagliato il cordone ombelicale nostro figlio diventa una persona a sé, continuiamo comunque a percepirlo come se fosse una parte di noi: una gamba, un braccio, a voler essere sdolcinate il nostro cuore che si allontana da noi per affrontare il mondo. Se ho una gamba che se ne va a zonzo senza che io possa vederla e aiutarla in caso di bisogno se permettete un po&#8217; di ansia mi viene, se la vedo crescere e diventare bella e autonoma la lacrimuccia scende.</p>
<p>E allora prendeteci pure un po&#8217; in giro se vi va, non li stiamo mandando in guerra i nostri figli ma un post con tanto di foto e messaggio commovente lasciatecelo inviare!</p>
<p>Questo articolo è tratto dalla pagina Facebook <a href="https://www.facebook.com/lafilosofiadiLucy/?ref=ts&amp;fref=ts">La filosofia di Lucy </a>di Lucia Falbo</p>
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		<title>La parola “Mamma”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[luciafalbo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Sep 2017 07:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mamme Revolution]]></category>
		<category><![CDATA[mamma]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
		<category><![CDATA[prime parole]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quante volte pronunciamo la parola mamma nel corso della nostra vita? Centinaia, anzi probabilmente migliaia. Ho provato a cercare in rete se ci fosse qualche studio o statistica al riguardo ma ahimè nessun folle si è imbarcato in questa impresa titanica. Se anche comunque la dicessimo un milione di volte, sono sicura che almeno l’ottanta &#8230; <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution/la-parola-mamma/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "La parola &#8220;Mamma&#8221;"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution/la-parola-mamma/">La parola &#8220;Mamma&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution">Mamme Revolution</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quante volte pronunciamo la parola mamma nel corso della nostra vita? Centinaia, anzi probabilmente migliaia. Ho provato a cercare in rete se ci fosse qualche studio o statistica al riguardo ma ahimè nessun folle si è imbarcato in questa impresa titanica.<span id="more-218"></span> Se anche comunque la dicessimo un milione di volte, sono sicura che almeno l’ottanta per cento di queste sarebbe stata pronunciata nei primi sei anni di vita. Proprio in questo momento, mentre sto scrivendo, ho un treenne attaccato alla caviglia che mi ripete come un disco rotto “Mammamammamammamamma…” quindi sono costretta a sospendere per andare a guardare la straordinaria torre di Lego che ha creato, onde evitare di andare avanti così altre due ore. A onor del vero la torre è bellissima, anzi lo era, già buttata giù, e io posso riprendere il filo del discorso fino alla chiamata successiva, approssimativamente fra cinque minuti. Fortunatamente scrivo molto in fretta! Tornando a noi, probabilmente iniziamo a sognare di sentirci chiamare mamme già mentre ancora abbiamo il test di gravidanza in mano, ma prima che questo si realizzi occorrerà attendere almeno una quindicina di mesi o più, se il pargolo decide di temporeggiare. Dai sei mesi in poi, siamo attentissime a ogni suono , a ogni lallazione nella speranza di cogliere le due dolci sillabe “MAM-MA”. Certo è un bello smacco se la prima parolina è invece pappa, cacca, o addirittura il nome del cane di casa. Ma l’affronto peggiore che può farci l’amato erede è un altro: dire prima “PAPÀ”. Come amiamo spesso ricordare, noi abbiamo affrontato nove mesi di gravidanza, noi abbiamo partorito, allattato, vissuto in simbiosi con il nuovo nato rinunciando anche a cose fondamentali come una doccia o andare in bagno al bisogno, ma il piccolo somiglia platealmente, esclusivamente al padre. Almeno l’onore di chiamare noi per prime dovrebbe farcelo, ci spetterebbe di diritto. A casa mia ancora ci sono accese discussioni su quale sia stata effettivamente la prima parola di Simone. Mio marito sostiene che sia stata appunto “papà”. Devo ammettere che un suono simile alla parola incriminata è effettivamente uscito dalle labbra del piccolo, ma siccome è successo di fronte ad un piatto di mais e tapioca, ho decretato senza possibilità di replica che il bambino si riferisse alla pappa. Alcune settimane dopo è arrivato il tanto atteso “mamma” e con ciò ritengo che quella sia stata la sua prima vera parola, con buona pace del papà che preferisce raccontare un’altra versione. Che sia stata la prima parolina o meno, comunque nel giro di alcuni mesi diventa senza ombra di dubbio la più usata. Sembra impossibile ma per quanto sia stata attesa e desiderata, a un certo punto sogniamo esattamente il contrario. Essere chiamate a ripetizione per decine e decine di volte rischia di farci perdere la testa, è come un martello pneumatico, come un picchio su un tronco che batte, batte, batte. Si dice che per pronunciare la parola mamma le labbra debbano baciarsi due volte, io aggiungo che però a me tocca mordermi la lingua due volte per non urlare “Bastaaaaaaaa” dopo il milionesimo richiamo del pargolo. Ma voglio essere più poetica di così, presa con calma mi piace pensare che i bimbi ci chiamino così tanto per permetterci di fare una piccola scorta di questa parolina, da tenere nelle orecchie e nel cuore, perché crescendo ci chiameranno sempre meno e qualche ricordo in più non guasterà per lenire quel pizzico di nostalgia che accompagna ogni genitore quando il piccolo lascia in nido.</p>
<p>Questo articolo è tratto dalla pagina Facebook <a href="https://www.facebook.com/lafilosofiadiLucy/">La filosofia di Lucy </a> di Lucia Falbo</p>
<p>L'articolo <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution/la-parola-mamma/">La parola &#8220;Mamma&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution">Mamme Revolution</a>.</p>
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		<title>Il manicomio dei bambini, il libro di Alberto Gaino sulle storie dei piccoli nei manicomi prima della legge Basaglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jan 2017 07:11:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il manicomio dei bambini&#8220;, storie di istituzionalizzazione, di Alberto Gaino, è il libro in cui si ripercorre la cronaca giudiziaria degli anni ’60 e ’70, riproponendo storie di bambini vissuti nei manicomi, luoghi di istituzionalizzazione oggi chiusi grazie alla legge Basaglia del 1978. Il libro è anche un&#8217;occasione per allargare lo sguardo sulle odierne forme di disagio psichico &#8230; <a href="http://web.quotidianopiemontese.it/mammerevolution/il-manicomio-dei-bambini-il-libro-di-alberto-gaino-sulle-storie-dei-piccoli-nei-manicomi-prima-della-legge-basaglia/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Il manicomio dei bambini, il libro di Alberto Gaino sulle storie dei piccoli nei manicomi prima della legge Basaglia"</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<a href="http://www.edizionigruppoabele.it/products-page/le-staffette/il-manicomio-dei-bambini/">Il manicomio dei bambini</a>&#8220;, storie di istituzionalizzazione, di <a href="http://www.edizionigruppoabele.it/alberto-gaino/">Alberto Gaino</a>, è il libro in cui si ripercorre la cronaca giudiziaria degli anni ’60 e ’70, riproponendo storie di bambini <span id="more-204"></span>vissuti nei manicomi, luoghi di istituzionalizzazione oggi chiusi grazie alla legge Basaglia del 1978. Il libro è anche un&#8217;occasione per allargare lo sguardo sulle odierne forme di disagio psichico giovanile e sull’adeguatezza ed efficacia degli interventi da parte della società.</p>
<p>Si analizza il presente e il futuro del disagio psichico, spostando l’analisi sui tagli ai servizi pubblici, sulla metamorfosi dei vecchi istituti, fino agli abusi degli interventi psichiatrici.</p>
<p>Nella prima parte del libro si delinea il quadro dell’epoca in cui i manicomi, in particolare quelli della provincia di Torino, erano delle vere e proprie discariche di relitti e persone rotte, dove la disumanizzazione era all’ordine del giorno.</p>
<p>Nella seconda parte, quella più cruda e viva, l’autore raccoglie otto storie di bambini e bambine, a volte vittime d’abbandono, a volte semplicemente monelli, lasciati a marcire dietro quei muri, legati mani e piedi per giorni o in balia del gelo invernale.</p>
<p>Nella terza parte l’analisi si sposta sul presente: dai tagli ai servizi pubblici, alla metamorfosi dei vecchi istituti, fino agli abusi degli interventi psichiatrici.</p>
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